La Pagoda della Pace

Pagoda della Pace.jpg In questi giorni si festeggiano i dodici anni dall’inaugurazione della Pagoda della Pace a Comiso.

Vorrei parlare in quest’occasione del rev. Gyosho Morishita che fortemente ha voluto la realizzazione di questo tempio e a esso e alla testimonianza per la pace tra i popoli ha dedicato ogni sforzo della sua esistenza.

Morishita, sacerdote giapponese buddista del Nipponzan Myohoji, si stabilì da noi nei primi anni ’80, quando sull’onda della costruzione della base missilistica che avrebbe tanto fortemente influito sugli equilibri della Guerra Fredda, Comiso divenne crocevia della protesta pacifista internazionale.

La pratica di base del suo ordine consiste nel testimoniare per la pace suonando il tamburo e recitando i Mantra. Tanti avranno sorriso ai suoi passaggi mattutini per le vie della città e ben pochi avranno dato importanza a questo piccolo uomo dai modi gentili e ben disposto verso tutti.

La sua era una vita austera e spartana in una casupola precaria esposta alle intemperie in un fondo che dominava la piana di Comiso, acquistato con una sottoscrizione; l’obiettivo era di un’ambizione impensabile: lo smantellamento di una delle più grandi e munite basi militari dell’occidente, con un potenziale atomico da far paura e con migliaia di addetti militari e no.

Oggi, dopo trent’anni si può constatare allibiti che il piccolo uomo gentile ha raggiunto il suo scopo: la base non c’è più, al suo posto il costruendo aeroporto civile, e lì a mezza montagna spicca nel candore della pietra locale l’ottantesima Pagoda della Pace nel mondo.