L’acqua, il passaggio a livello, l’immondizia e tutto il resto

34495268_d44279d4a9_z.jpgNon c’è molto da fare, in questo periodo, a Ragusa. C’è molto da fare, invece, per Ragusa e per i suoi cittadini. La città di Ragusa, un tempo fiore all’occhiello della Sicilia e mitica “isola nell’isola”, si sta avviando verso un rapido e irreversibile declino.

Abbiamo già parlato della chiusura dei pozzi inquinati: dopo un mese la situazione è invariata, i due pozzi sono ancora chiusi e probabilmente lo resteranno ancora a lungo (c’è forse qualche speranza solo per il pozzo B, che a quanto pare non è più inquinato dal protozoo Cryptosporidium che causa problemi intestinali, ma attendiamo ancora un comunicato stampa ufficiale). L’emergenza idrica è diventata realtà quotidiana: intere zone della città sono rimaste senza acqua corrente e continuano a rimanere a secco a giorni alterni. La turnazione dell’approvvigionamento idrico e la calendarizzazione del servizio autobotti (assolutamente insufficienti per l’emergenza, tant’è che molti cittadini sono costretti a rivolgersi a costose autobotti private) hanno solamente diffuso il malcontento. Siamo così al paradosso di una città ricchissima di acqua grazie anche alla sua configurazione idrogeologica, ma senza acqua corrente.

L’altro paradosso è quello del passaggio a livello di via Paestum. La sua chiusura è stata solamente rimandata di qualche mese, a maggio; nel frattempo si continuano a tagliare treni e corse ferroviarie. Come se non bastasse, è stata pure chiusa la Stazione di Ragusa, cioè la sala d’attesa, con la malcelata motivazione che era diventata rifugio per senzatetto. Presto avremo dunque il paradosso di una linea ferrata blindata, che spezza letteralmente in due la città, e nessun treno che vi transiti. Pare infatti che nessun cavalcavia aggiuntivo verrà costruito nella via Paestum, ma si cercherà semplicemente di deviare il traffico verso altre arterie collaterali, che rischiano di diventare ancora più trafficate.

La “sicilianizzazione” di Ragusa è ormai evidente e sotto gli occhi di tutti. Azzardiamo una previsione: il prossimo scandalo pronto ad esplodere sarà l’emergenza rifiuti. La discarica di Cava dei Modicani, infatti, è in via di esaurimento. Sarà questione di mesi prima di vedere una cosa ancora sconosciuta a Ragusa ma praticamente la norma in parecchi comuni siciliani: cumuli di immondizia per le strade.


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Trivellazioni, il danno è fatto.

inquinamento.jpgLe trivellazioni in contrada Tresauro alla ricerca di petrolio erano state bloccate esattamente un anno fa dalla Regione per il timore che ci fosse incompatibilità con il piano paesistico della zona.

Il sindaco Dipasquale e il vicesindaco Cosentini condannarono allora l’intromissione della Regione su decisioni riguardanti il territorio ragusano, e lamentavano la perdita degli investimenti e dei posti di lavoro che l’Eni avrebbe portato con tali trivellazioni.

Così l’amministrazione nei mesi successivi si è impegnata  ad ottenere il nulla osta per la ripresa delle perforazioni e  a febbraio di quest’anno è stato raggiunto l’accordo con Lombardo: miracolosamente erano spariti i vincoli del piano paesistico e  le trivellazioni potevano  ricominciare con somma gioia di tutti. 

Ma, colpo di scena, le trivellazioni sono state nuovamente sospese a fine maggio. La sorgente Paradiso che rifornisce gli acquedotti di Ragusa e Santa Croce risulta inquinata da una massiccia presenza di alluminio, ferro e bario provenienti dai lavori di perforazione del pozzo di contrada Tresauro.

Dunque ricapitoliamo, le trivellazioni sono sospese come cinque mesi fa e con esse gli stipendi degli operai e gli investimenti dell’Eni, in più abbiamo un bel disastro ambientale. E adesso che si fa? Compriamo tutti l’acqua in bottiglia e smettiamo di andare al mare, per permettere all’Eni di continuare il suo lavoro e salvare l’economia della nostra provincia o la finiamo con queste perforazioni e cerchiamo investimenti meno rischiosi?

Per saperne di più andate sul sito di Legambiente.

Il pantano dimenticato

1290619249_pantano_longarini.jpgForse non tutti i ragusani sanno che nella nostra provincia esiste una zona umida, una sorta di lago salato, che ospita gli uccelli migratori provenienti dall’Africa e diretti nel Nord Europa per una sosta di ristoro. Sto parlando del pantano Longarini che si trova nel territorio di Ispica a poche centinaia di metri dalla costa. L’area fa parte di un complesso più ampio di pantani che arrivano fino a Pachino e Portopalo e che è stato designato come IBA (Important Bird Area) dall’Unione Europea e dal Ministero per l’Ambiente, come ZPS (Zona di Protezione Speciale) ai sensi della direttiva europea “Uccelli” e come SIC (Sito d’Importanza Comunitaria), ai sensi della direttiva europea “Habitat”.

Tra le specie che vengono a farci visita in questo pantano ricordiamo il germano reale, l’airone cinerino e il fenicottero. Dal 1991 esiste un decreto legge dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente (n. 970)  che fa di ques’area una riserva naturale, ma tuttora la riserva non è stata costituita e ciò significa che gli uccelli riposano fra  pneumatici e rifiuti vari. Se a questo aggiungiamo caccia illegale e abusivismo edilizio capirete che la situazione del pantano Longarini è piuttosto infelice.

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Per sensibilizzare opinione pubblica e autorità un gruppo di associazioni ambientaliste tra cui Legambiente, LIPU e WWF, organizzano una visita al pantano Longarini domenica 20 marzo. Queste le motivazioni dell’iniziativa: “Un impegno ampio e deciso per l’istituzione della Riserva è necessario, innanzitutto per un accurato controllo della zona, lasciato spesso solo al volontariato ambientalista, permettendo di salvaguardare e recuperare una ricchezza inestimabile. Si avrebbe in tal modo, oltre al salvataggio della biodiversità, l’opportunità di incentivare un turismo verde; di attivare progetti di studio e lavoro all’interno della riserva; ma anche più semplicemente di fare una passeggiata per osservare i fenicotteri rosa in un ambiente integro e protetto” (dal sito di Legambiente).

Per saperne di più visitate il sito di Legambiente http://www.legambienteragusa.com/