Modica sommersa

alluvione modicaOggi ricorre il 109° anniversario della disastrosa alluvione che nel 1902 mise in ginocchio Modica. Il centro della città, come si può vedere in alcune foto storiche, era attraversato da torrenti a cielo aperto che nella notte tra il 25 e il 26 settembre strariparono a causa delle straordinaria quantità di pioggia, 395 millimetri  caduti in 24 ore, cioè la quantità che solitamente cade in sei mesi. 

Nel giro di pochi minuti la città si ritrovò invasa dal fango che in alcune zone  arrivò a toccare i cinque metri di altezza. Camminando oggi tra i palazzi storici del centro sono  visibili i segni lasciati a ricordo del livello raggiunto dall’acqua durante la tragedia. Centodue persone persero la vita, travolte da un muro d’acqua alto dieci metri che sradicò alberi e devastò palazzi. Molte furono le vittime sorprese in casa dal fango che ricoprì tutti i primi piani dei palazzi di corso Umberto, la via  attraversata dai torrenti. Circa cento attività commerciali presenti nel corso andarono distrutte assieme ai mulini costruiti in prossimità dei ponti. I danni all’epoca ammontarono a due milioni di lire ma la ricostruzione fu molto veloce grazie agli aiuti provenienti da tutta Italia.

L’anniversario sarà ricordato oggi a Palazzo san Domenico alle ore 16. Il professore Giancarlo Poidomani  racconterà  quelle drammatiche ore e leggerà un passo tratto dal libro “Modica: settembre 1902 i giorni dell’alluvione” di Grazia Dormiente,  pubblicato in occasione del 100° anniversario dell’alluvione. 

 

Notte tricolore

22493_img.jpgE siamo giunti alla vigilia del giorno tanto atteso. Abbiamo già visto i cicli di conferenze programmati presso l’auditorium S. Vincenzo Ferreri e l’auditorium S. Teresa da parte di associazioni culturali con l’aiuto delle Facoltà di Scienze Politiche e di Lingue; adesso vediamo cosa ha allestito il Comune di Ragusa per festeggiare ufficialmente il 150° anniversario dell’unità d’Italia.

È in serbo una vera e propria Notte Tricolore, che avrà inizio da stasera e allieterà il pubblico ragusano fino a notte. Il cuore della festa pulserà in piazza San Giovanni: vedremo alternarsi sul palco il Coro Polifonico Associazione Musicale Iblea “Enarmonia”, Massimo Leggio che racconterà Luciano Nicastro e l’Unità d’Italia a Ragusa, Hyblart e Mooving Dance Studio col loro Galà di danza e gli EXIT in concerto.

Sicuramente il clou della serata sarà raggiunto con Art Light, un luminoso spettacolo artistico che allieterà e stupirà i presenti offrendo una visione inedita del bel barocco della cattedrale di San Giovanni, che apparirà ai ragusani sotto una nuova luce. Non mancherà infine uno spettacolo piromusicale per deliziare, oltre gli occhi, anche le orecchie.

Risvegliandoci domattina, dopo tale abbuffata di colori e suoni, riusciremo a sopportare la grigia normalità della piazza e della sua chiesa?

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Letture del Risorgimento italiano

 

Ancora un ciclo di conferenze in occasione dell’anniversario dell’Unità d’Italia, organizzato stavolta dalla Facoltà di Lingue di Ragusa e dal centro studi Feliciano Rossitto.

Gli incontri si terranno dal 3 marzo – il primo è già passato ahimè– giovanni_verga.jpgal 6 maggio nella Facolta di Lingue a Ibla; si parlerà del Risorgimento in maniera indiretta, partendo da ciò che è stato scritto su di esso: dalla stampa inglese, dalla storiografia austriaca ma anche da celebri scrittori come Tomasi di Lampedusa o De Roberto.

Consiglio caldamente l’incontro del 28 marzo che parlerà di Verga e sarà tenuto da Andrea Manganaro, un valido professore di letteratura italiana che merita di essere ascoltato.

 

Qui il programma delle conferenze.

L’unità d’Italia a Ragusa

 

Anche Ragusa darà il suo contributo ai festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. Lo farà con una serie di incontri tutti dedicati alla storia del Risorgimento e al ruolo svolto dalla nostra regione nell’unificazione italiana.

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Le conferenze si terranno a partire dal prossimo venerdì nell’Auditorium S. Vincenzi Ferreri, in piazza G. B. Odierna a Ragusa Ibla.

A tenere gli incontri saranno, tra gli altri, lo storico Uccio Barone della Facoltà di Scienze Politiche di Catania, e l’antropologo Aurelio Rigoli dell’Università di Palermo.

Si tratta di un’occasione per riflettere un po’ non solo sull’unità del nostro paese – messa in discussione più e più volte negli ultimi tempi – ma anche sull’identità della Sicilia; su ciò che essa era prima dell’unità e su ciò che è diventata, se cambiamento c’è stato, dopo.

Qui potete consultare il programma per intero.

 

La chiesa dell’Ecce Homo

Organo Serassi all'Ecce Homo.jpg Tra i gioielli nascosti della nostra città la chiesa dell’Ecce Homo rappresenta una vera e propria chicca, anche se forse sconta il fatto di non essere annoverata tra i beni architettonici del barocco ragusano tutelati dall’Unesco.

Eppure questo monumento presenta vari aspettti di grande interesse, dalle vetrate artistiche di Duilio Cambellotti (sì, quello delle tempere dei saloni della Prefettura) al grande organo Serassi, un prestigioso “organo-orchestra” del 1857.

La storia e le tradizioni cittadine legate a questa imponente costruzione verranno illustrate in quella che si preannuncia una interessante conferenza che si svolgerà Martedì prossimo 5 Ottobre, alle 19:30, presso la medesima parrocchia. Verrà presentato il volume a cura di Salvatore Gurrieri “La chiesa dell’Ecce Homo”, relatore l’antichista prof Gaetano Cosentini.

(Nella foto l’organo Serassi all’interno della chiesa dell’Ecce Homo)

Modica nel XIX secolo

Modica.jpg Il Centro Studi sulla Contea di Modica presenta un’interessante iniziativa: la realizzazione di un plastico che riproduce la Città capitale della omonima contea come si offriva al visitatore alla metà dell’800, all’epoca del suo massimo splendore.

Per secoli Modica è stata il centro culturale amministrativo economico e politico della zona. Con il XX secolo si è determinato il declino di questo primato, anche a causa del non entusiastico sostegno al nascente fascismo. Di questa contingenza seppe avvantaggiarsi Ragusa che divenne infatti,  per volontà del regime, capoluogo della nuova provincia.

Resta come testimonianza un impianto urbanistico da grande città, palazzi monumentali e una vita culturale vivace e feconda.

L’opera è stata realizzata dall’Architetto Luca Piazza, vincitore del concorso indetto dal Centro Studi con il patrocinio del Comune.

L’appuntamento è per domani, Sabato 10 alle ore 19:00, presso il Salone delle Esposizioni del Palazzo della Cultura. Il plastico sarà visitabile per tutto il periodo estivo.

La Pagoda della Pace

Pagoda della Pace.jpg In questi giorni si festeggiano i dodici anni dall’inaugurazione della Pagoda della Pace a Comiso.

Vorrei parlare in quest’occasione del rev. Gyosho Morishita che fortemente ha voluto la realizzazione di questo tempio e a esso e alla testimonianza per la pace tra i popoli ha dedicato ogni sforzo della sua esistenza.

Morishita, sacerdote giapponese buddista del Nipponzan Myohoji, si stabilì da noi nei primi anni ’80, quando sull’onda della costruzione della base missilistica che avrebbe tanto fortemente influito sugli equilibri della Guerra Fredda, Comiso divenne crocevia della protesta pacifista internazionale.

La pratica di base del suo ordine consiste nel testimoniare per la pace suonando il tamburo e recitando i Mantra. Tanti avranno sorriso ai suoi passaggi mattutini per le vie della città e ben pochi avranno dato importanza a questo piccolo uomo dai modi gentili e ben disposto verso tutti.

La sua era una vita austera e spartana in una casupola precaria esposta alle intemperie in un fondo che dominava la piana di Comiso, acquistato con una sottoscrizione; l’obiettivo era di un’ambizione impensabile: lo smantellamento di una delle più grandi e munite basi militari dell’occidente, con un potenziale atomico da far paura e con migliaia di addetti militari e no.

Oggi, dopo trent’anni si può constatare allibiti che il piccolo uomo gentile ha raggiunto il suo scopo: la base non c’è più, al suo posto il costruendo aeroporto civile, e lì a mezza montagna spicca nel candore della pietra locale l’ottantesima Pagoda della Pace nel mondo.

 

Aperta la mostra sugli elmi

Finalmente inaugurata la attesa mostra sugli antichi elmi organizzata grazie alla partnership tra il museo di Camarina e il Pergamon di Berlino.

Nel nuovo spazio espositivo del Museo della Cattedrale, aperto al pubblico dopo un importante restauro, sono esposti alcuni reperti rinvenuti anche nelle nostre zone.

La mostra ha numerosi elementi di interesse, non ultimo quello di consolidare un rapporto proficuo con uno dei più importanti musei archeologici del mondo.

Certo, non aspettatevi una esposizione particolarmente doviziosa: i reperti saranno appena una ventina, distribuiti in due piccole sale e la parte didascalica si sarebbe, forse, sviluppare meglio (possibile che ci sia così poco da dire su un oggetto così rappresentativo e simbolico?)…

Ma va senza indugi incoraggiato lo sforzo degli organizzatori e degli enti che hanno reso possibile l’evento.

Il nuovo Museo della Cattedrale, destinato a ospitare in maniera stabile la ricca dotazione di arredi, paramenti e opere d’arte della vicina chiesa di San Giovanni (il cosiddetto Tesoro di San Giovanni) è ubicato negli ambienti del Palazzo Garofalo, sul corso Italia tra la piazza Poste e la piazza San Giovanni.

Collateralmente alla mostra “Elmi per gli Uomini, Elmi per gli Dei” visitabile fino al prossimo 28 Giugno, una mostra fotografica curata da Emergency sulla realtà dell’Afghanistan oggi. Come a dire che i secoli passano ma la Guerra resta sempre attuale..!

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