Premio ragusani nel mondo

ragusani nel mondo,avis,giorgio avola,salvatore licitraSabato 3 settembre si terrà in piazza Libertà la diciassettesima edizione del premio ragusani nel mondo.  Per quest’anno è confermata la presenza della banda dei carabinieri diretta dal tenente Martinelli che aprirà la serata con un breve concerto.

Da segnalare la presenza di  una  nuova sezione del premio: “ Storie contemporanee di Successo “, che “vuole accendere i riflettori su personaggi  o realtà collettive della provincia che hanno contribuito nell’era attuale a rilanciarne l’immagine in proiezione nazionale ed internazionale”.

A ricevere il premio quest’anno saranno in sei: l’Avis a cui va il merito di aver portato la provincia di Ragusa ai primi posti in Italia per donazione di sangue; lo sportivo Giorgio Avola; Giuseppe Cannata che ha operato nel settore dell’emigrazione soprattutto in Australia; il musicista Angelo Carnemolla; l’imprenditore Vito Catania. L’ultimo premio spetta al tenore Salvatore Licitra, che negli ultimi anni ha conquistato fama sia in Italia che all’esterno. Purtroppo però il cantante non potrà ritirare il premio perché è stato coinvolto pochi giorni fa in un grave incidente  

Agamben a Scicli

Agamben.jpg

Giorgio Agamben è forse il filosofo italiano più noto all’estero, anche se in Italia è alquanto misconosciuto. Grazie a ciò, può passare le sue vacanze nel nostro Bel Paese praticamente in incognito: ed è ciò che sta facendo a Scicli, dove ha anche ricevuto gli onori dal sindaco, il quale l’ha omaggiato del libro “L’oro di Scicli”.

Qualche parole su Agamben: la sua produzione filosofica ha inizio negli anni settanta. Si è occupato spesso di estetica e di tematiche letterarie, soprattutto nella prima parte della sua carriera. Nel 1995 pubblica Homo sacer, il libro che costituisce il caposaldo del suo pensiero e che lo vede indirizzarsi verso tematiche foucaultiane, quali il biopotere e il rapporto tra diritto, sovranità e vita. Questo tipo di indagine continua con la pubblicazione nel 2009 de Il regno e la gloria, che indaga sul significato della gloria e la cui tesi portante rintraccia uno stretto connubio tra teologia cristiana e predominio dell’economia nella politica occidentale.

Premio Scicli

premio Scicli.jpg Sono stati assegnati Domenica scorsa i cinque Premi Scicli ad altrettante personalità della cultura e dello spettacolo che in un modo o nell’altro hanno dato lustro alla storica città Iblea, gioiello del barocco siciliano. Alberto Sironi, regista del Commissario Montalbano; lo storico Paolo Nifosì; il medico Ignazio Tasca; l’Associazione Peppe Greco che organizza il memorial omonimo, diventato negli anni la più importante competizione sportiva della provincia; e lo scrittore Andrea Camilleri.

Di quest’ultimo riconoscimento ci piace riportare in questo blog la motivazione, perchè ci sembra particolarmente significativa e meritata: “Andrea Camilleri ci ha restituito una Sicilia che noi siciliani per primi pensavamo perduta. E l’ha fatto attraverso un linguaggio, inventato ma straordinario ed efficace, che sfrutta e approfondisce la grande lezione che Luigi Pirandello ci ha lasciato nel suo interessantissimo Ciclope. Una Sicilia spesso antica quella di Camilleri ma inspiegabilmente attuale, nella quale mistero e sogno si confondono con la solarità del paesaggio, nella quale trionfa sempre il buono sul cattivo per un desiderio di giustizia che l’Autore afferma in ogni rigo della sua vasta opera letteraria come un’utopia possibile. Vigata è per Andrea Camilleri ciò che Macondo è stato per Gabriel García Marquez. Vigata, come tutti i luoghi letterari, è “il centro più inventato della Sicilia più tipica” ma è anche un microcosmo nel quale la giustizia alla fine trionfa. L’affascinante commissario Montalbano è il paladino che ognuno di noi una volta nella sua vita ha sognato di emulare. Vigata nella fiction televisiva ha spesso il volto della nostra Scicli. Ne restituisce le atmosfere, ne proporziona gli incanti, smorza, con l’armonia della sua natura, le attese per costruire, in realtà, una suspense più ricca di emozioni che ha fatto di quasi tutti gli episodi della fortunata serie televisiva dei veri capolavori del cinema poliziesco attuale. All’uomo di teatro, al grande sceneggiatore televisivo, allo scrittore ironico e magnifico vanno, perciò, il nostro ringraziamento e il nostro plauso”.

Vent’anni dopo…

Falcone e Borsellino .jpg Per l’esattezza sono diciotto gli anni trascorsi dagli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, ricordati anche a Ragusa con una fiaccolata lunedì scorso a Ibla.

So che l’impresa è difficile: scivolare nella retorica è la maniera migliore per seppellire le più belle intenzioni; ma ci proverò per vari motivi.

Mai come in questo caso è attuale e bruciante la ragione del loro operare, la visione di legalità che li animava e la volontà di riscatto civile di una intera popolazione (i Siciliani) a torto accusata di essere antropologicamente contigua al fenomeno mafioso.

Non è così: la storia della Sicilia è storia di ribellione all’ingiustizia, al potere corrotto: solo che qui è riuscita meglio la strategia dell’isolare prima e distruggere poi gli antagonisti, propria di ogni regime iniquo.

Giornalisti, sindacalisti, magistrati, poliziotti e carabinieri, politici onesti e illuminati, sacerdoti, imprenditori. Dal dopoguerra a oggi le cronache nostrane sono costellate dal lucido sacrificio di pochi per il riscatto collettivo. Non piegarsi, mai. Comprendere e agire, anche solo con l’esempio.

Ecco: vorrei che a questo possano servire le ricorrenze.

Addio Menu

Menu.jpg Per l’anagrafe era Carmelo Carnemolla, per gli annali del cinema Carmelo di Mazzarelli, per tutti a Marina di Ragusa era “Menu u’ ciacciarune”.

Vera icona del borgo marinaro, accoglieva tutti con un sorriso bello e quella sua parlantina allegra. Era la gioia dei turisti che quando scoprivano la storia di quel personaggio così pittoresco restavano ammaliati dai suoi racconti.

Una vita particolare la sua: la gioventù spensierata e poi la guerra; i mille espedienti per sopravvivere nell’Italia immiserita: neorealismo vivo, vissuto nella propria carne. Ma su tutto prevaleva il ricordo degli amici, quelli di una volta, quelli che se ne sono andati prima; e qui la voce di Menu si rompeva per un attimo per poi riprendere fluente come un fiume in piena, nel desiderio di raccontare, di ricordare, di tramandare.

Una vita particolare e per certi versi incredibile: non a tutti capita alla bella età di settantacinque anni di iniziare (per caso, per destino?) un’attività da attore cinematografico che lo porterà a lavorare per cineasti del calibro di Gianni Amelio, i fratelli Taviani, Giuseppe Tornatore, Pasquale Scimeca, Alberto Sironi.

Un attore naturale, croce e delizia dei registi. Non credo che Menu abbia mai imparato una parte a memoria: lui recitava sempre a soggetto, come Totò, come i grandi.

Ci mancheranno i suoi racconti, la sua presenza a presidio della Piazza di Marina (Mazzarelli come la chiamano i vecchi), il suo cappello di paglia e la barba bianca.

Menu ci ha lasciato il 13 Giugno scorso a novantadue anni.